La Commissione europea alza la pressione sulla Cina nel tentativo di poter raggiungere già a ottobre risultati concreti sul riequilibrio delle relazioni commerciali, sull’accesso al mercato cinese e sulle restrizioni all’esportazione delle terre rare. Mentre nell’emiciclo del Parlamento europeo a Strasburgo il premier canadese, Mark Carney, parlava di una nuova stagione di relazioni con l’Unione europea e del ruolo di Ottawa come fornitore di materie prime critiche, il commissario al Commercio, Maros Sefcovic, dialogava in videoconferenza con il ministro del Commercio cinese, Wang Wentao, volto ad affrontare il problema del crescente surplus commerciale cinese.
Come sottolineato dalla Commissione UE in una nota, l’obiettivo è quello di ottenere da Pechino impegni per riequilibrare le relazioni commerciali come richiesto dagli Stati membri. Nel 2025 il deficit commerciale dell’UE con la Cina ha raggiunto 360,6 miliardi di euro, cioè quasi un miliardo di euro al giorno, e nel 2026 sta continuando ad ampliarsi. Tuttavia, Pechino vuole assicurarsi l’accesso al mercato dell’UE, che conta 450 milioni di consumatori, resistendo alle pressioni degli europei per ridurre le esportazioni.
“Sebbene un impegno autentico rimanga una priorità, è altrettanto importante che i primi risultati concreti vengano conseguiti durante la seconda sessione del Consiglio per il commercio e gli investimenti a Pechino, in ottobre, che il Commissario co-presiederà: un segnale che stiamo passando dalla retorica ai risultati”, ha dichiarato l’esecutivo europeo in una nota, precisando che tale “risultato deve essere credibile”.
Rispondendo alle domande dei giornalisti sul contenuto della conversazione di oltre un’ora intercorsa tra il commissario UE e il ministro cinese, il portavoce per il Commercio della Commissione UE, Olof Gill, ha spiegato che i due hanno fatto il punto sul lavoro condotto finora nei quattro gruppi di lavoro istituiti nell’ambito del Trade and Investment Council, preparando il terreno per l’incontro bilaterale che si terrà in Cina a ottobre, la seconda riunione del Consiglio.
Al centro della videoconferenza, ha spiegato il portavoce, sono rimaste le questioni che da mesi alimentano le tensioni commerciali tra Bruxelles e Pechino: la gestione delle esportazioni cinesi verso l’Unione europea, l’accesso delle imprese europee al mercato cinese e i controlli imposti da Pechino sull’esportazione delle terre rare.
“Sebbene un impegno autentico resti una priorità”, ha ricordato Gill venerdì durante il briefing di mezzogiorno a Palazzo Berlaymont, citando quanto affermato da Šefčovič, sottolineando che è altrettanto importante che dalla seconda riunione di ottobre arrivino “primi risultati concreti” capaci di dimostrare un reale avanzamento dei negoziati. Come indicato da Gill la Commissione vuole concedere ancora qualche settimana agli esperti e agli alti funzionari impegnati nei quattro gruppi di lavoro prima di valutare il risultato politico complessivo del confronto.
La visita di Šefčovič in programma ad ottobre giunge dopo mesi di negoziati iniziati lo scorso giugno nei quali Bruxelles ha indicato ottobre come una sorta di verifica politica della disponibilità cinese a riequilibrare i rapporti commerciali. Il Trade and Investment Council UE-Cina è stato avviato a giugno proprio con l’obiettivo di tradurre il dialogo in risultati misurabili.
SOTEU: von der Leyen ha chiare le sfide, gli Stati le permetteranno di agire?
La sfida rappresentata dalla Cina è stata uno dei temi affrontati dalla presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, durante il suo discorso del 16 settembre sullo Stato dell’Unione davanti alla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo. Come ricordato da von der Leyen il deficit commerciale europeo con Pechino ha raggiunto, secondo la presidente dell’esecutivo comunitario, un miliardo di euro al giorno. “Alcuni dicono che si profila un secondo shock cinese. Ma è già qui”, ha avvertito, sostenendo che la pressione delle esportazioni cinesi sta già contribuendo alla deindustrializzazione di alcune aree dell’Europa. Il dialogo con Pechino proseguirà, ma “deve ora portare a risultati”. “Useremo tutti gli strumenti a nostra disposizione per riequilibrare il nostro rapporto”, ha affermato von der Leyen facendo un riferimento agli strumenti di difesa commerciale già a disposizione dell’Unione, dalle misure antidumping ai dazi antisovvenzioni, ai quali potrebbero aggiungersi nuove iniziative volte a ridurre la dipendenza europea dalle forniture cinesi di materie prime strategiche. “Le parole sono importanti, ma i fatti lo sono ancora di più”, ha aggiunto la presidente della Commissione UE.
Il confronto con Pechino riguarda, infatti, non solo il commercio, ma anche le dipendenze strategiche: l’UE dipende dalla Cina per oltre l’80% di numerose materie prime critiche e fino al 90% per alcune terre rare. Tale situazione ha spinto la presidente della Commissione UE ad annunciare l’istituzione di una nuova Corporazione europea per le materie prime critiche, con il compito di aiutare gli Stati a procurarsi e accumulare riserve necessarie all’industria automobilistica, ai chip, alle batterie, alle tecnologie pulite e alla difesa.

